La lingua giapponese non è poi tanto difficile a parlarsi. È un po' come il monte Fuji: da principio le pendici sono dolcissime, poi man mano diventa sempre più ripido finché in cima è così impervio che ci si deve proprio arrampicare. Anche il giapponese all'inizio non è difficile: non c'è maschile e femminile, non c'è singolare o plurale, non ci sono le persone verbali, non ci sono articoli, quindi è molto più facile dell'italiano quanto a coordinazione.

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  Il monte Fuji, emblema del Giappone
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IDEOGRAMMI

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Quando si arriva a dover affrontare la scrittura, si entra in un ginepraio spaventoso, e allora sì che il giapponese diventa la lingua più difficile del mondo.

Gli ideogrammi non sono nati con la lingua giapponese, ma con quella cinese, c'è stato un adattamento che è durato circa tre secoli: alla fine ci sono riusciti, ma con
capriole straordinarie. Tanto è vero che una pagina di giapponese moderno è composta da ideogrammi per i concetti fondamentali, più segni fonetici per tutte le terminazioni, le preposizioni, le posposizioni, che sono tantissime e danno le raffinatezze della lingua.

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Ideogrammi: un'arte di equilibrio formale



Un maestro calligrafo
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Altra difficoltà del giapponese sono i livelli di cortesia. In italiano abbiamo solo tu, lei e voi che funzionano come "marce": una volta ingranata una marcia, continui con quella. Il giapponese è molto più complicato, perché i possibili passaggi sono tantissimi:
si può parlare con qualcuno alla pari, un po' più su, molto più su, con grande rispetto; oppure più giù, molto più giù, con grande disprezzo.

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