Cuore di Paropàmiso è in primo luogo la narrazione della spedizione che il CAI di Roma organizzò nel 1959 diretta all'inviolato Picco Saraghrar (7350 m), di cui Fosco Maraini fu la guida. Ma il libro è solo in piccola parte il racconto di quell'impresa, perché per il resto è, insieme, saggio di antropologia e di storia delle religioni, récit d'ascension, breviario di moralità, romanzo d'idee e di conversazione. E, probabilmente, altro ancora, a seconda dell'estro, del momento, dei luoghi e delle suggestioni.
Questo viaggio attraverso popoli, culture, religioni e magnifiche montagne, questo percorso attraverso l'uomo, le sue idee, le sue creazioni, i suoi diversissimi modi di amare e di pensare, di mangiare e di pregare, di patire e di gioire, insomma, di stare al mondo, è tutto percorso dal concetto, assai caro a Maraini, dei "muri d'idee": "I viaggi li vedrei di due tipi fondamentali. Uno, quelli all'esterno dei grandi muri d'idee. Due, quelli con perforazione o salto dei muri d'idee... i viaggi del secondo tipo portano sempre ad esperienze mentali e spirituali stimolanti, piene di suggestione. In un viaggio del secondo tipo potrà capitare che tu resti sotto lo stesso cielo e nello stesso clima di casa (come avviene a chi passa da Salonicco ad Istanbul, o da Lahore ad Agra), può darsi che la gente non cambi notevolmente d'aspetto fisico (come scopre chi naviga, per esempio, da Trapani a Tunisi), può darsi che i sistemi di governo siano simili, può anche avvenire di parlare la medesima lingua (come nota chi vola da Mosca a Samarcanda, o chi segue una carovana da Skardu a Leh), eppure ben presto noterai qualcosa nell'aria che ti farà concludere d'aver varcato uno di quei confini tra gli uomini oltre il quale cessano le variazioni quantitative e s'instaura un salto qualitativo".
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